Resistenza e rivoluzione
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Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l'occidente né l'oriente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto, lo chiamano pace. (Tacito)
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I dati dell'ufficio del bilancio del Congresso: in Iraq il 20% della guerra è stata privatizzata (Roberto Zanini)
La guerra in Iraq è ormai diventata un affare privato. Secondo il rapporto presentato al Congresso degli Stati uniti dal Cbo, l'ufficio statunitense per il bilancio, dall'inizio del conflitto Washington ha pagato 85 miliardi di dollari alle aziende private che lavorano in Iraq e nei paesi vicini per conto del Pentagono, e contando le spese del 2008 i miliardi per i privati diventeranno 100. Si tratta del 20% di tutto il bilancio che la Difesa statunitense ha stanziato per la guerra a Saddam, una percentuale senza precedenti.
Dal 2003 a oggi, gli Stati uniti hanno speso per la campagna in Iraq la non irrilevante cifra di 446 miliardi di dollari (circa 299 miliardi di euro), e circa 85 di questi miliardi (cioè 57 miliardi di euro) sono andati a finire, a vario titolo, nelle tasche dei famigerati contractors. Il 70% di questa cifra è stato speso direttamente in Iraq, il resto è andato a fornitori messi sotto contratto in paesi vicini come il Kuwait, l'Arabia saudita o il Qatar.
Il Dipartimento della difesa ha giustificato il massiccio ricorso all'outsourcing bellico con la necessità di riservare ai soldati solo la guerra vera e propria, e delegare forniture, trasporti e furerie ad aziende specializzate. Ma sono state molto frequenti le accuse di corruzione, la mancanza di controllo sulla qualità dei servizi - spesso scadenti in modo imbarazzante, dai giubbotti antiproiettile che non fermano i proiettili alla benzina che grippa i motori - e le accuse di costi gonfiati: molto spesso i contratti si assegnano senza una gara d'appalto. Una festa per Halliburton, Blackwater, Kbr e le altre aziende, tutte con forti legami con la Casa Bianca.
L'armata dei contractors è ormai pari a quella dei militari schierati sul campo. Secondo i dati del Cbo, gli Usa impiegano in Iraq circa 190mila contractors, circa un milite privato per ogni soldato schierato sul campo (i militari americani in Iraq sono circa 145mila). Il 20% dei contractors sono statunitensi, il 40% sono cittadini dei paesi in cui sono stati arruolati e il restante 40% sono lavoratori di paesi diversi, in pratica una legione straniera di stagionali della guerra. Sempre secondo l'ufficio americano del bilancio, un contractor costa come o più un soldato che svolge la stessa mansione, con la differenza che a guerra finita non resta sul libro-paga del Pentagono. Sicurezza, logistica, edilizia, prodotti petroliferi e cibo sono i rami d'azienda della legione privata in Iraq. Solo nel settore sicurezza gli Usa hanno speso per i privati, secondo le stime più generose, circa 19 miliardi di dollari. Questa cifra è stata distribuita a un esercito di circa 25-30mila legionari, un terzo dei quali lavora direttamente per gli Usa e gli altri per il governo iracheno, con uno status legale tutt'ora incerto. E' gente che porta armi e le usa spesso e volentieri: nel settembre del 2007 «impiegati» della Blackwater uccisero in un conflitto a fuoco 17 iracheni, e il ministero della giustizia americano dovrebbe decidere tra poco se incriminarli o dichiarare il non doversi procedere. Come è molto probabile che faccia.
(il manifesto, 15.8.08)

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