Resistenza e rivoluzione
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Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l'occidente né l'oriente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto, lo chiamano pace. (Tacito)
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Non sono stati gli attentati a uccidere il maggior numero di civili in Iraq nei primi cinque anni del conflitto seguito all’invasione guidata dagli Usa del marzo 2003, ma vere e proprie esecuzioni ad opera di miliziani e squadroni della morte.
Queste le conclusioni alle quali è arrivato uno studio condotto da ricercatori del King's College e del Royal Holloway dell’Università di Londra, assieme al gruppo non-profit Iraq Body Count, che mostrano che dei 60.481 civili iracheni uccisi fra il 20 marzo 2003 e il 19 marzo 2008 il 33 % è stato rapito e poi ammazzato. Di questi, il 29% portava sul corpo segni di torture: ematomi, fori praticati col trapano, o ustioni. Il 95% delle vittime di queste esecuzioni era di sesso maschile.
La seconda causa di morte per i civili sarebbe il fuoco da armi leggere, che avrebbe ucciso 11.877 persone – pari al 20% delle morti rilevate. Gli attacchi di kamikaze e le autobomba sarebbero responsabili rispettivamente della morte di 8.708 e 5.360 iracheni – il 14% del totale.
Altrettanto letali per i civili iracheni sono stati gli attacchi aerei, condotti dalle forze Usa, nonché l’uso combinato di attacchi di terra e bombardamenti aerei – ognuno dei quali ha ucciso in media 17 persone – a fronte di 16 morti in media negli attentati suicidi.
Gli attacchi aerei, in particolare, hanno provocato un bilancio pesante fra le donne e i bambini – che rappresentano rispettivamente il 46% delle vittime per le quali è stato possibile determinare il sesso, e il 39% di quelle per le quali si è potuta determinare l’età. Non si discostano molto, per questi due gruppi, i dati relativi agli attacchi a colpi di mortaio: 44% le donne uccise, 42% i bambini.
Lo studio, che è stato pubblicato oggi sul New England Journal of Medicine, ha utilizzato il database sulle morti civili in Iraq dall’invasione Usa del marzo 2003 messo insieme e regolarmente aggiornato da Iraq Body Count.
L’organizzazione indipendente avverte tuttavia che il totale di 99.774 morti civili è sicuramente approssimato per difetto, dato che esso non comprende, ad esempio, le vittime dei periodi di violenza prolungata – come l’assedio e l’attacco delle forze Usa alla città di Falluja nel 2004, e operazioni simili contro altre zone considerate roccaforti degli insorti. Inoltre, nel database non sono registrate le morti per le quali non è stato possibile documentare in modo affidabile il tipo di arma utilizzata.
Secondo gli autori della ricerca, l’alto numero di vittime civili provocato dagli attacchi aerei mostra che il loro utilizzo dovrebbe essere vietato nelle zone residenziali per rispettare le prescrizioni del diritto internazionale.
[O.S.]
Fonti: Reuters, Iraq Body Count
Leggi lo studio in versione integrale:
The Weapons That Kill Civilians — Deaths of Children and Noncombatants in Iraq, 2003–2008
(Osservatorio Iraq, 16.4.09)

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