Resistenza e rivoluzione
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Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l'occidente né l'oriente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto, lo chiamano pace. (Tacito)
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La guerra americano-britannica contro l'Irak e la successiva occupazione insieme agli alleati, tra cui l'Italia, hanno scatenato nel paese occupato forze che prima erano compresse sotto la dittatura di Saddam Hussein, che per molto tempo ha goduto della complicità delle potenze regionali e mondiali. (da Pagine Marxiste, novembre 2004)
Nella storia del giovane Stato iracheno esistono alcune costanti che ne contraddistinguono l’evoluzione.
1. La lotta per l’indipendenza nazionale, al cui interno si scontrano due tendenze, quella “nazionale”, che mette al primo posto la costituzione dello Stato borghese iracheno, e pone l’accento su quell’interesse nazionale, e quella “panarabista”, che tende invece a costituire un unico Stato per le popolazioni di lingua araba.
Vichy sul Tigri
Riportiamo un lungo articolo-saggio di Susan Watkins, pubblicato sulla «New Left Review», n. 28, luglio-agosto 2004, e apparso in italiano sulla Rivista del Manifesto del novembre scorso, in quanto ci pare una lucida e approfondita analisi della situazione irakena, sul versante del governo fantoccio di Allawi e della resistenza all'occupazione Usa, utile per inquadrare con maggior precisione la situazione attuale, alla vigilia delle "elezioni" di fine gennaio.
Saddam, il nostro buon amico
Nell'Iraq immerso nelle violenze quotidiane, il governo provvisorio afferma di voler processare il vecchio dittatore Saddam Hussein per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio. Per altro il tribunale e i giudici, scelti sotto lo stretto controllo degli Stati uniti, non avranno che competenze limitate e dovranno astenersi dall'incolpare numerosi complici stranieri. Non potranno chiamare in causa le capitali, in particolare Washington e Parigi che nel corso di svariati decenni, hanno permesso al regime baathista di sopravvivere e schiacciare gli oppositori. (da Le Monde Diplomatique)
Il 22 settembre 1980 l’Irak, prendendo a pretesto un’improbabile sollevazione delle popolazioni arabe a Sud dell’Iran, con una modalità non dissimile da quella che adotterà dieci anni dopo nei confronti del Kuwait, attacca militarmente il vicino persiano sulla linea di confine dello Shatt al Arab. In realtà l’oggetto della guerra è proprio il controllo di quell’estuario del Tigri e dell’Eufrate che immette nel Golfo Persico.
Gli avvenimenti
Il 2 agosto 1990 l'esercito iracheno varca il confine con il Kuwait e procede a occupare il piccolo emirato. Non vi è praticamente resistenza. L'emiro, la sua famiglia e tutta la classe dirigente kuwaitiana si rifugiano all'estero. Il Kuwait rimane sotto occupazione irachena circa sette mesi, durante i quali vengono giustiziate alcune centinaia di persone.
Dire sinistra irachena significa per lo più dire Partito Comunista Iracheno (PCI) [stalinista], la cui importanza nelle vicende dell’Iraq sono difficilmente sottostimabili, almeno a partire dal 1944.
Attualmente il PCI è diretto da Hamid Majid Musa, "segretario del Comitato Centrale" eletto nel 1993 dopo una gestione trentennale (dal 1964 al 1993) di Aziz Mohammed, un kurdo sunnita entrato nel PCI nel 1948 a 15 anni, incarcerato immediatamente dopo, liberato dopo dieci anni dalla "rivoluzione di luglio" (1958), e cooptato subito dopo la sua liberazione nel Comitato Centrale del partito.
Dall'antichità sino alla Prima Guerra Mondiale
L'Iraq si estende in gran parte sulla Mesopotamia (dal greco "tra i fiumi"), un territorio pianeggiante sul quale scorrono prima di congiungersi i fiumi Tigri ed Eufrate. E' una terra che ha ospitato le più antiche civiltà: sumeri, assiri, babilonesi. Data la sua posizione strategica e il fatto di non essere delimitata, se non in qualche misura a Nord, da confini naturali, è stata successivamente, innumerevoli volte, terra di conquista: persiani, macedoni ... quindi arena di scontro tra romani e parti.
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