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Pax imperiale

Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l'occidente né l'oriente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto, lo chiamano pace. (Tacito)

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domenica, 23 gennaio 2005
Il governo Allawi e la resistenza irakena

Vichy sul Tigri

Riportiamo un lungo articolo-saggio di Susan Watkins, pubblicato sulla «New Left Review», n. 28, luglio-agosto 2004, e apparso in italiano sulla Rivista del Manifesto del novembre scorso, in quanto ci pare una lucida e approfondita analisi della situazione irakena, sul versante del governo fantoccio di Allawi e della resistenza all'occupazione Usa, utile  per inquadrare con maggior precisione la situazione attuale, alla vigilia delle "elezioni" di fine gennaio.

Postato da: e.p. a 15:30 | link | commenti
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mercoledì, 01 dicembre 2004
Quando gli Stati Uniti e la Francia erano alleati del dittatore

Saddam, il nostro buon amico

Nell'Iraq immerso nelle violenze quotidiane, il governo provvisorio afferma di voler processare il vecchio dittatore Saddam Hussein per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio. Per altro il tribunale e i giudici, scelti sotto lo stretto controllo degli Stati uniti, non avranno che competenze limitate e dovranno astenersi dall'incolpare numerosi complici stranieri. Non potranno chiamare in causa le capitali, in particolare Washington e Parigi che nel corso di svariati decenni, hanno permesso al regime baathista di sopravvivere e schiacciare gli oppositori. (da Le Monde Diplomatique)



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martedì, 16 novembre 2004
Embargo: effetti collaterali

Con la risoluzione 661 l'Onu il 6 agosto 1990, a seguito dell'invasione irakena del Kuwait, decretava l'embargo generale nei confronti dell'Irak. E' cessato solo il 22 maggio 2003, sempre su decisione Onu.

«Dovremmo riflettere non solo sulla guerra di bombardamenti aerei che ha devastato in queste settimane l'Iraq, ma su cosa hanno significato 12 anni di sanzioni per il Paese. Magari per comprendere che hanno distrutto i segmenti più importanti della società irachena, quelli che potrebbero essere vero veicolo di democrazia. Hanno umiliato le università, i centri di ricerca e quindi quelli di dibattito. E hanno invece favorito la ristretta élite del potere e quella criminale del mercato nero. (Emanuele Giordana)

Postato da: e.p. a 09:27 | link | commenti
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