Resistenza e rivoluzione
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Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l'occidente né l'oriente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto, lo chiamano pace. (Tacito)
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Il segretario alla difesa americano Robert Gates aveva appena proposto la promozione del generale David Petraeus, comandante delle forze multinazionali in Iraq, a capo del comando centrale delle forze Usa che copre un'area che va dal Corno d'Africa all'Asia, Iraq e Afghanistan compresi, quando le vittime americane in guerra sul terreno iracheno hanno subìto una nuova impennata. Ieri tre soldati sono morti in diversi attacchi a nordest di Baghdad, portando la quota dei caduti nel mese di aprile a 47, il peggior risultato dallo scorso settembre quando le vittime erano state 65. (Giuliana Sgrena)
Combattimenti fra le forze di sicurezza e i guerriglieri dell'imam radicale sciita. Attaccati diversi commissariati, la polizia asserraggliata non riesce a reagire. Almeno 15 i morti per gli scontri. Razzi e colpi di mortaio sulla Green Zone a Bagdad colpito l'ufficio del vicepresidente al-Hashimi, illeso
Grave attentato alla struttura che trasporta il greggio fino al terminale nelle acque del Golfo. In fiamme l'oleodotto di Bassora. Le violenze non cessano: 44 morti a Kut, autobomba a Kirkuk, nuovi scontri nel Sud dell'Iraq.
Violenti scontri sono scoppiati oggi a Bassora, centro petrolifero nell'Iraq meridionale in cui all'alba le forze di sicurezza irachene hanno lanciato una grande operazione contro i potenti miliziani, secondo quanto riferito da fonti dell'esercito e da testimoni. (Reuters)
Iraq, dopo cinque anni il presidente parla di vittoria strategica. Obama attacca McCain. A Washington manifestazioni contro la guerra. E parla bin Laden (Matteo Bosco Bortolaso)
È in «graduale diminuzione» il numero degli attentati che colpiscono ogni settimana la popolazione irachena. Secondo un rapporto dell'esercito americano, ripreso dal giornale kuwaitiano al-Watan, la scorsa settimana è stata toccata la soglia minima con 600 attacchi in sette giorni.
Sale ancora la tensione fra i sindacati dei lavoratori del petrolio e il ministero, dopo la lettera con cui quest'ultimo ha ordinato a tutte le sue strutture di considerare illegali le organizzazioni sindacali del settore e qualunque organismo che ad esse faccia riferimento. [O.S.]
Mandato di cattura per i sindacalisti
Il presidente della federazione irachena del petrolio, Hassan Juma Awad, rischia il carcere perché accusato di «sabotaggio dell'economia nazionale» dal governo (Giuliana Sgrena)
I movimenti di resistenza all'occupazione si dividono sull'atteggiamento da tenere nei confronti delllo «Stato islamico in Iraq», la filiale dell'organizzazione di Osama bin Laden in Mesopotamia (Michele Giorgio)
Diwaniyah, 6 aprile 2007 – Violenti scontri tra milizie sciite dell’Esercito del Mahdi, legate al leader sciita Muqtada al Sadr, e forze Usa si sono verificati questa mattina a Diwaniya (180 chilometri a sud di Baghdad).
Coprifuoco nel centro al confine con la Siria. Il sindaco accusa: la polizia sciita partecipa alla rappresaglia dopo l'attacco di Al Qaeda. Il piano Usa per Baghdad scatena la guerriglia nel resto del paese (Mi. Co.)
Imminenti le esecuzioni di quattro detenute (una per crimini comuni). Le processate senza difesa. 2000 in carcere per «motivi di sicurezza» (Giuliana Sgrena)
A Najaf un misterioso Esercito del paradiso ha combattuto domenica contro Usa e soldati iracheni. Per eliminare la leadership sciita e far tornare il dodicesimo Imam (Stefano Chiarini)
Furiosi scontri, con l'intervento di aerei ed elicotteri Usa, sono in corso da sabato nella centralissima Haifa street, a poche centinaia di metri dall'ingresso della «città proibita» (Stefano Chiarini)
Izzat Ibrahim al-Duri nominato dal partito Baath "presidente legittimo dell'Iraq"
Indicato da alcune fonti di stampa come il leader degli insorti iracheni è ricercato dall'esercito Usa. Sulla sua testa una taglia di 10 milioni di dollari
Sono stati in media 959 alla settimana, gli attacchi della guerriglia irakena registati nel periodo tra il 12 agosto e il 10 novembre. A dirlo è l'ultimo rapporto trimestrale del Pentagono, intitolato 'Misurare la stabilità e la sicurezza in Iraq', precisando che è il livello più alto da quando il Congresso degli Stati Uniti ha imposto questo tipo di conteggio, nel 2005.
Appunti sul momento attuale e i compiti del proletariato
1) L’Irak è attualmente ridotto ad una colonia di fatto dell’imperialismo (anglo-)americano; ad un terreno di scontri inter-imperialistici e inter-statali; di faide interne, etnico-confessionali; e di guerra civile.
La maggior parte degli attacchi anti-Usa è a opera dei saddamisti. Ma ora Al Qaeda prova a tirare dentro la guerra civile anche i nazionalisti di Al Sadr. Lo sceicco rilancia: una fatwa per fermare i terroristi
Bagdad - Una nuova giornata di sangue in Irak, con una serie di attacchi - fra i più sanguinosi dalla caduta del regime di Saddam Hussein - dal bilancio pesantissimo: 202 morti e oltre 250 feriti a Sadr City, il quartiere-roccaforte sciita di Bagdad, teatro di sei attentati compiuti con altrettante autobomba imbottite con circa 600 chili di tritolo. Un kamikaze è stato bloccato prima che potesse far esplodere una settima autobomba caricata con 110 chili di esplosivo. Alle sei vetture si sono aggiunti tiri di mortaio e di razzi Katyusha. E sempre a Bagdad, in mattinata, miliziani hanno assaltato il dicastero della Sanità: anche in questo caso ci sarebbero numerose vittime. Così come avrebbero provocato morti, fra i civili, i militari americani che hanno aperto il fuoco contro un minibus, sempre a Sadr City. Il governo irakeno ha imposto il coprifuoco, a tempo indeterminato, nella capitale, a partire dalle 20 di oggi. Chiusi anche i due principali aeroporti del Paese, quello di Bagdad e quello di Bassora.
Iraq: tre anni e mezzo di guerra, centinaia di migliaia di morti iracheni e circa 3 mila della coalizione occupante, enormi distruzioni, regolare assenza di elettricità, acqua, benzina, più del 50% di disoccupati, una guerra civile strisciante in cui la lotta contro l’occupazione e gli scontri tra etnie e confessioni religiose si intrecciano con la lotta per il controllo della rendita petrolifera. Il disastro iracheno ha contribuito al terremoto elettorale americano, ha determinato la rimozione del Segretario alla Difesa D. Rumsfeld. (Riceviamo e pubblichiamo)
La guerra americano-britannica contro l'Irak e la successiva occupazione insieme agli alleati, tra cui l'Italia, hanno scatenato nel paese occupato forze che prima erano compresse sotto la dittatura di Saddam Hussein, che per molto tempo ha goduto della complicità delle potenze regionali e mondiali. (da Pagine Marxiste, novembre 2004)
Si allargano gli incidenti tra le milizie sciite dello Sciri legate a Tehran e quelle anti-Usa del leader radicale Moqtada al Sadr
L'Iraq a stelle e strisce sta affondando sempre più in un mare di sangue, tra raid Usa, squadroni della morte governativi sciiti e non, milizie al di fuori di ogni controllo spesso in lotta tra di loro, una resistenza sempre più forte che ormai controlla vaste aree del paese ma profondamente divisa al suo interno tra l'ala maggioritaria «nazionale» e quella vicina ad al Qaida, le milizie curde impegnate ad impadronirsi della città petrolifera di Kirkuk, un governo, quello di al Maliki, sul punto di essere sfrattato dagli stessi occupanti. (Stefano Chiarini)
Secondo la rivista francese Navires & Histoire N°36 di questo giugno, le truppe statunitensi avrebbero subito, dall'inizio della guerra all'Iraq al 1° maggio 2006: 3.070 soldati uccisi, 23.193 mutilati o feriti gravemente, 6.160 sono i disertori e i renitenti. A questo numero vanno aggiunti 151 soldati inglesi uccisi e 2.670 feriti. Inoltre gli altri contingenti hanno subito 162 soldati uccisi e 2.480 feriti.
Strage di militari a Nassiriya. Colpiti per la prima volta dalla bomba che ha ucciso centinaia di marines (Michelangelo Cocco )
Per il governo di Washington cresce la guerriglia mentre benzina, elettricità e acqua sono sempre più scarse. (S.Ch.)
Centinaia di resistenti irakeni riconquistano la città, capitale della provincia sunnita di Anbar (Stefano Chiarini)
I proletari sciiti non sono di certo responsabili del massacro di Tal Afar! Gli islamisti sunniti sono una tendenza biecamente anti-proletaria e contro-rivoluzionaria: vanno isolati e combattuti dalle tendenze più avanzate della resistenza
Un attentatore suicida si è fatto saltare in aria ieri su un minibus a Baghdad dopo avere attirato una folla di lavoratori sciiti vicino al veicolo con promesse di lavoro, provocando la morte di 114 persone nel più sanguinoso di una serie di attentati che hanno causato più di 150 morti nella capitale irachena.
E’ iniziato il 18 luglio mattina lo sciopero di 24 ore indetto dalla General Union of Oil Employees (GUOE) , il più grande sindacato indipendente iracheno, che mira a bloccare la maggior parte delle esportazioni di petrolio dal sud dell’Irak.
La formazione di un nuovo governo sciita-curdo, con l'esclusione non solo dei sunniti contrari all'occupazione ma anche dei settori più moderati e disposti ad un'intesa con gli occupanti, ha portato in poche ore ad una delle giornate più devastanti per le forze occupanti e le nuove milizie irachene collaborazioniste: almeno venti attacchi, nella capitale irachena, e nei centri di Madain, Baqouba, Arbil, Taji, Hawijia, Hit hanno provocato la morte di cinque soldati americani e di almeno una quarantina tra agenti e membri delle nuove unità speciali antiguerriglia del ministero degli interni. (di Stefano Chiarini)
Grosso modo possiamo dividere i gruppi della "resistenza" irakena (o meglio dell'opposizione anti-Usa in genere) in quattro tendenze: 1) la ex-baathista (che vuole la restaurazione del regime precedente, con o senza Saddam); 2) la islamista (che vuole instaurare uno stato islamico, e che non va propriamente inquadrata nel movimento di resistenza, bensì e soprattutto in quello imperialista petro-islamico); 3) la nazionalista (che vuole l’indipendenza del paese, su basi democratico-borghesi); 4) la rivoluzionaria (che lotta sia contro gli invasori sia contro la borghesia locale).
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